La Creanza, overo de patriziato venetiorum

Trattato di Messer Fabio Falier patrizio veneto, nel quale sotto la persona d'un savio ammaestrante un suo giovinetto, si ragiona dei modi che si debbono o tenere o schifare nella comune vita in venezia e nei territori della Serenissima Dominante, cognominato La Creanza, overo de patriziato venetiorum.

Conciossiaccosacché tu cominci ora a sperimentar la vita come membro del Mazor Consiglio, ovvero a viver non come fanciullo ma come grando homo che non segue babbo o mamma, et essiloro non decidono più per te, ho proposto meco medesimo di venirti mostrando quando un luogo e quando altro, dove io, come patrizio che gli ho sperimentati, temo che tu, caminando per questa vita, possi agevolmente o cadere, o come che sia, errare:

Degli abiti

Tu habbi a vestire la toga almen in San Marco e a Palagio Ducale e nelle feste comandate, ma sarebbi meglio se la portassi sempre, e ciò sia a prescindere dal tuo patrimonio: i tuoi pari lo fanno, et il popolo ti tratta da nobile se tu lo fai. Siano gli altri vestimenti onorevoli et decorosi, et porta sempre il batolo di casada e in primis l'anello di casada, ché ti son dati dal Fato e dai tuoi avi che sempre hai da rispettare. Se ti vesti da pitocco poi non lagnarti ti trattino da tale.

Delle mogli e delle donne

Sempre donne e buoi dei paesi tuoi, le foreste non fanno per Venezia e Venezia non fa per le foreste.

E che sia tua moglie scelta dai genitori, tuoi che sanno cos'è meglio ma se essi non ci sono, prova a ponderare se colei che ti attira la daresi in isposa a un figliuolo tuo.
E che sia del tuo stesso rango, poiché può essere buona popolana, ma sempre popolana è, e il sangue non è acqua.
E d'una moglie pensa a solo tre cose: che la piasa che la tasa che la staga in casa: che brutta non è bene, et nulla punizione è peggiore de una moglie arpia, ché non siam filosofi come Socrato. E li corni l'è meglio che te li fazza in casa, acciocché così facendo almen non lo sappiano in giro.
E per il tociar fuoravia, se non casto almeno cauto, però per le cortigiane, non badare a spese, che gli invidiosi guardano anche quello.

Delle frequentazioni

Stiano li nobili coi nobili, che a star coi popolani li imbarazzi se li tratti a tuo pari, e non è bene far star male le persone, anche perché i popolani sono utili. Se obbediscono e non si rivoltano, è utile trattarli bene, siccome si fa colli cavalli e li buoi, così come le navi che se non si mette la pegola le imbarcano acqua, e i legni si piegano senza rimedio di raddrizzarli, e così el popolino.

tuoi pari son sì tutti pari, ma ricorda di imparare, prima di farlo a tue spese, chi è più nobile di altri, per lunghezza della casada, poiché la lunghezza è spesso a fianco de potenza autorità e ricchezza. E chi, per mala fortuna non è più nobile autoritario e ricco, ma è di casada longa è che capita- ha spesso parenti che lo sono.
Assicurati che i servi siano ben nutriti, ché un servo se lo voi fedele non deve essere portato per bisogno a mangiarti una mano. Diffida degli avidi, e a chi ti dà sempre la ragione, perché la ragione la è dei matti. Meglio è se un servo è un poco pigro che infido, ché il primo lo bastoni e il secondo bastona te.
Ogni tanto prepara una festa, sia a palazzo co' tuoi pari che in un campo vicino per il popolo.
E' segno di creanza, dà rispetto e il popolano così come il patrizio se mangia a tue spese non ti negherà mai un favore.

Dei lavori

Aborrisci i lavori da vile meccanico, ma allo stesso modo non far come la nobiltà de campagna: l'ozio è malvisto e rende poco.
E' consono investir denaro in arte, anche teatri, ma evita lo giuoco d'azzardo lasciandolo come lavoro alle casate nove, e se per bisogno o per malafortuna dovrai tu gestire giuochi d'azzardo, preparati a sopportare lo sdegno ed il disprezzo di coloro i quali tu stesso fai felici spelandoli dei lor averi.
E se tu puoi lascia la terra ai bovari e coltiva il mare. Il commercio fa grande la Serenissima che ti privilegia come nobile, e ti ingrassa le scarselle e i forzieri. Se hai terre falle fruttare, abbi una bella villa in campagna ma ricorda: un marinaio puote rubarte qualcosa, et in una nave lo scopri presto. Ma un villano ti ruba campi interi, e mai potrai dimostrar se una tempestata ha davvero distrutto un raccolto o una peste bovina accoppato le bestie, mentre una tempesta in mar è una tempesta, e colla nave spesso affonda anche chi poteva rubarte.

Dei comportamenti

Coi tuoi pari sii corretto, dichiararti servo suo di un tuo pari non umilia te ma gratifica essolui, e più pronto a esser dalla tua parte.
Co' preti sii rispettoso di essi e di chi portano appeso al petto: dei primi non sai ora chi e cosa diventeranno, del Secondo ricorda sempre la Sua natura divina.
Difendi il tuo onore soprattutto prima di lederlo, ma sappi andar in chiesa co' santi e in taverna co' ghiottoni. E mai ad un convitto fa che uno legno sia seduto sopra un altro legno, ma ricorda che a bere molto senza inebriarsi son buoni anche li bovi.
Se tu puoi, mai discutere in pubblico con un bacucco, ché la gente potrebbe non capir la differenza tra voi. Hai servi, amici, parenti e in ispecie leggi sagge che possono ben punire la fellonia di un che urla in pubblico, ovviamente in lochi e momenti più consoni.

Dei servizi alla Repubblica

Sei nato nobile, hai privilegi e sangue che non hai avuto per merito e che mantieni per merito della Serenissima: ogni incarico affidatoti dei svolgerlo al meglio, ché devi ripagar il favore avuto dal Fato e dalla Serenissima Dominante. Puoi averne anche vantaggi per te e la tua Casata, ma che tu non sia l'unico a guadagnarne, ché più siete e meno potrai esserne accusato
E se avrai alto incarico, ricorda de farte rispettare, ma attento al modus che in media stat virtus: mai esagerar nel vantarte nei meriti, che un più alto è e più chiasso fa cadendo, e che sai ben che cosa quando monta in scranno o fa puzza o fa danno.
E nell'operare nel tuo impiego per la Serenissima, mai ritenerti indispensabile: ché non per poter divino come li Re, ma per poter del Maggior Consiglio sei in quel loco. E tutti sono utili ma niun indispensabile, anche se ammetto che qualcuno non serve proprio a una renga.

Altro non giungo, ché dar noia col troppo parlar o scrivere è malacranza pur essa, e poi potrei sol giuntare cose ovvie: che debbo io dire di quelli che escono dello scrittoio fra la gente con la penna nell'orecchio? E di chi porta il fazzoletto in bocca? O di chi l'una delle gambe mette in su la tavola? E di chi si sputa in su le dita? E di altre innumerabili sciocchezze? le quali né si potrebbon tutte raccorre, né io intendo di mettermi alla pruova: anzi, saranno per aventura molti che diranno queste medesime che io ho dette essere soverchie.